| ho trovato una prima recensione.. Judino nostro è stato promosso.. *___* Un bacio romantico - My Blueberry Nights: recensione in anteprima Un bacio romantico - My Blueberry Nights (My Blueberry Nights, Hong Kong /Cina / Francia, 2007) di Wong Kar-wai; con Norah Jones, Jude Law, Natalie Portman, Rachel Weisz, David Strathairn.
Il viaggio è un tema importante nel cinema di Wong Kar-wai. Lo era nel dittico In the Mood for Love - 2046, dove il viaggio sentimentale non riguardava lo spazio (che era relativamente piccolo) ma la passione; ma soprattutto lo era in Happy Together, che è il film che si presta di più ad essere paragonato ad Un bacio romatico - My Blueberry Nights.
Nello straordinario film di dieci anni fa, una coppia omosessuale di Hong Kong se ne va in Argentina: le loro strade si dividono, e soprattutto per uno dei due inizia un viaggio alla scoperta di sè e all’insegna dell’esperienza, per poi rincontrare il suo amante. Oggi abbiamo una ragazza, Elizabeth, che esce da un’esperienza amorosa che l’ha segnata e incomincia a viaggiare.
Prima siamo a New York, dove si confida con Jeremy, bellissimo proprietario di un locale che sforna deliziose torte ai mirtilli accompagnate da gelato. Poi siamo a Memphis e in Nevada. Il viaggio si concluderà in un’altra località che è bene non dire per chi non ha visto il film, ma che è molto facile immaginare.
Wong Kar-wai, per il suo primo film inglese, non fa comunque il remake di Happy Together in versione etero-americana, ma continua ad usare il suo stile e il suo linguaggio. Un bacio romantico non punta ad essere comunque grande come quel film, tantomeno un capolavoro assoluto alla In the Mood for Love.
Non lo può essere perché forse neanche Wong può più sfornare un’opera impeccabile (e 2046, pur essendo un bel film, non si poteva confrontare con il precedente). Il romanticismo e il sentimentale prendono piede sempre di più, ma non prepotentemente, bensì con una dolcezza che salva la pellicola.
Sarà pure stato poco applaudito a Cannes, ma il pubblico a Torino sembra aver apprezzato, nonostante tutto. Sembra anche aver capito che dietro l’aria da storia d’amore si nasconde una storia di presa di coscienza, anche prima di essere una storia on the road.
La storia di Elizabeth si fa seguire con delicatezza, e tra confronti, esperienze ed incontri importanti, lo spettatore potrà arrivare al finale “annunciato” comunque con un sorriso sulle labbra. Non è questo che ci si aspetta da Wong? Probabile, ma il suo film è fatto con sincerità anche se puzza di operazione commerciale (la scelta degli attori tutti conosciuti in primis).
Ma Norah Jones è una scoperta davvero interessante, mentre Jude Law continua a fare breccia in tutti i cuori, così come la sensualissima Rachel Weisz. E Natalie Portman è sempre portentosa. Certo, qualcuno potrà poi parlare di abuso di (bellissime) luci, di una fotorafia (fin troppo) perfetta, e anche di una scelta azzardata e troppo abusata come quella di spezzettare le immagini.
Il consiglio è di vivere Un bacio romantico guardando appunto quelle belle luci, sentendo le bellissime musiche, cercando di capire perché la pellicola sia comunque un film di Wong Kar-wai e di nessun’altro. Fino alla davvero bellissima immagine finale, che rivela l’anima più tenera del regista.
Voto Gabriele: 7
Dal 28 marzo al cinema.fontee accidenti a me che girando per youtube mi sono beccata la fine!! intervista al regista... (oggi sono in vena..  ) Love made in ChinaNorah Jones on the road. Jude Law in cerca d'amore. E un amaro lieto fine. Un maestro del cinema cinese insegna all'Occidente a fidarsi delle emozioni. Colloquio con Wong Kar-Wai Mettere l'etichetta di un genere cinematografico a una pellicola di Wong Kar-Wai è praticamente impossibile. E il motivo è molto semplice: il cineasta cinese in vent'anni di carriera si è creato un genere tutto suo. Nel nuovo 'My Blueberry Nights' (in uscita a fine mese con il titolo 'Un bacio romantico'), che è anche la sua prima pellicola girata in inglese, il suo tocco inconfondibile declina in chiave fiabesca e seducente i motivi classici del road movie americano e quelli della love story di scuola hollywoodiana in un film che è un gioiello di recitazione e fotografia. Il regista di 'Happy Together' e di 'In the Mood for Love' lo definisce "un film sulla distanza tra gli uomini e sulla vicinanza dei loro sentimenti". Il suo ultimo film non sembra un suo film. Cosa l'ha fatta cambiare così? "Anche qui parlo di desiderio. Elizabeth, la protagonista, è una giovane donna in crisi, disperata e confusa perché lasciata su due piedi dal compagno. In un piccolo caffè di New York incontra una persona piena di comprensione che sta ad ascoltarla per una manciata di notti. Il punto di questa storia però è che lei non vuole essere se stessa, ma qualcun altro: quindi inizia un viaggio, cambia nome, fa un giro lunghissimo per poi ritrovare, alla fine, la parte più vera di sé. Quello che Elizabeth impara dai discorsi fatti con le persone incontrate durante il suo viaggio, è che gli altri possono solo essere uno specchio in cui guardare per capire meglio se stessi. Comincia a chiarirsi con se stessa e a essere felice. Ed è per questo che potrà tornare a New York e iniziare un nuovo capitolo della propria vita".
Come è stata la sua prima esperienza americana dietro la macchina da presa? "Dopo cinque anni di preparazione per il mio precedente film, '2046', avevo voglia di fare qualcosa di completamente nuovo e di farlo in un ambiente estraneo. La parola d'ordine era: via da Hong Kong".
La sfida più grande legata a questa scelta? "Rimanere fedele alla mia esigenza di precisione e autenticità e rispettare i tempi di ripresa stabiliti".
Come si è trovato con gli americani? "Mi sono dovuto abituare al fatto che ognuno fa il suo lavoro senza voler essere disturbato. Quando giro un film voglio sempre essere il più vicino possibile ai miei collaboratori; non per disturbarli, ma per essere alla loro altezza. E lo stesso mi aspetto dai miei colleghi occidentali, quando parlano dei cinesi".
Crede che ci siano in giro ancora molti pregiudizi quando si vuole raccontare la Cina? "Nel cinema sì: quello che spesso si vede nei lavori di molti cineasti occidentali non ha nulla a che fare con la Cina".
E lei come ha fatto a raccontare gli Usa? "Per 'Un bacio romantico' ho fatto tre volte il giro degli Stati Uniti e devo dire che nonostante tutte le differenze culturali e linguistiche, ci sono alcune similitudini: certe emozioni, certi sentimenti".
Quali? "Le differenze non sono tanto in quel che si prova, ma nel come lo si esprime. Per questo non ho fatto nessuna pressione sul set, non ho costretto nessuno; anzi, ho fatto un grande esercizio di modestia e di ascolto. Ho imparato molto dal team e dagli attori".
Continuerà a lavorare in altri paesi e con altre lingue? "Vedremo. Sicuramente utilizzerò la lingua più adatta per la storia che voglio raccontare. Quello che ho notato con il mio ultimo film è che con un'altra lingua si riesce ad avere una nuova distanza tra la prospettiva di osservazione e l'oggetto che si vuole raccontare".
C'è un locale a New York che l'ha ispirata per il caffè di 'Un bacio romantico'? "No: quello che mi ha ispirato è un cortometraggio cinese di sei anni fa. L'ho rivisto, ne ho colto il potenziale e mi ha intrigato l'idea di come avrebbe funzionato la storia in una lingua e un mondo differenti. Ogni lingua esprime una musica diversa".
Come ha scelto i due protagonisti? "Che Jude Law sarebbe stato il protagonista del mio film era certo da molto tempo prima delle riprese".
E Norah Jones? "Ero in taxi quando l'ho sentita per la prima volta alla radio. Alla fine della corsa mi sono fatto ripetere il nome dall'autista e ho deciso che volevo incontrarla. Quando penso, io penso sempre per immagini, ma la sua voce mi aveva stregato. Ci siamo dati appuntamento a New York. È bastato mostrarle il corto di cui le parlavo che già aveva deciso di fare il film".fonte |